Opere


Senza Titolo, 1990

Collages
Alla fine degli anni '30 e durante gli anni '40 Luca Crippa si avvicina, in maniera molto precoce, ad una tecnica certamente inusuale per una scuola dell'epoca, un avvicinamento che testimonia l'estrema curiosità nei confronti di ciò che avviene nel mondo artistico del resto d'Europa e che nell'anarchica Italia di quell'epoca non può che suscitare diffidenza e sospetto, se non addirittura ostilità. Si tratta del Collage, di marca dadaista, in cui Luca si accosterà già nel 1938, come lui stesso ricorda, per il tramite di Marcello Nizzoli che all'ISIA tiene corsi di Grafica Pubblicitaria.
Collages e polimaterici fatti della materia dei sogni: carte ritagliate, trouvailles, residui della memoria e del desiderio, tenuti insieme da un senso davvero speciale del ritmo, del colore e della forma.

"Quando si parla di collage", dice Crippa in una pagina di lucida riflessione su questa tecnica e sul suo approccio ad essa "è implicito che si tratta di materiale già esistente, proveniente dal mondo degli uomini: questa è la posizione di partenza. Qualunque cosa ne facciamo, tutti prendono una posizione: critica, metaforica, mediante argomenti visuali: di derivazione spesso paradossale. In tal modo frammenti eterogenei possono integrarsi, crescere insieme e diventare forze nuove tramite l'immaginazione creativa".
(Luca Crippa)


Signora allo specchio, 1947

Polimaterici
"L'oggetto fu, ancora più del collage, una creazione tipica del Surrealismo. Esso si è imposto all'arte moderna mettendosi in competizione con la scultura e sostituendosi gradualmente ad essa. Oggi si parla molto di "oggettualismo" e di "arte oggettuale". Occorre ricordare che la prima esposizione di oggetti ebbe luogo a Parigi, presso Charles Ratton, nel 1936. Quelli che Crippa ha realizzato tra il 1940 e il 1948 appartengono alle due categorie dell'"assemblage" e dell' "object revè", Fanno parte prevalentemente a questo secondo genere che corrisponde, secondo Breton, al"bisogno inerente al sogno di magnificare e drammatizzare". Si tratta di oggetti d'uso o di umile destinazione ai quali l'artista dona un aspetto sontuoso e meraviglioso mediante minimi interventi. Viene naturale individuare in questa operazione, che l'artista ha messo in pratica tra i primi senza avere contatto con il gruppo bretoni ano, lo stesso atteggiamento col quale egli si pone di fronte alle cose. Nella sua opera gli oggetti riflettono questa necessità "di magnificare e di drammatizzare" dando a tutto il suo lavoro - nei suoi molteplici aspetti - una unità poetica profonda e rara."
(Renzo Margonari, "Luca Crippa. Disegni collages e oggetti surrealisti 1938-1948", Aprile 1970)


In questa sezione, oltre alle opere degli anni descritte dalla presentazione di Margonari, sono presentate:Parete Polimaterica un'opera unica nel suo genere: una parete della lunghezza di trenta metri e alta cinque allestita temporaneamente, e purtroppo smantellata con cui Luca Crippa approda nel 1964 nuovamente alla Triennale di Milano. Opere relative ai primi anni ottanta quando la narrazione scultorea di Luca Crippa raggiunge i suoi massimi livelli, sono il culmine di un divertissement onirico che allestisce quinte teatrali, dove muove i suoi robes trouvées e Objets revés, assemblandoli con minimale spunti cromatici in un racconto scandito da personaggi e dalle loro storie mute.


In attesa di un passaggio dal caos a una possibile armonia
1973 Esposto alla Biennale di Alessandria d'Egitto

Chine
"Bianco e nero: i colori dei tasti del pianoforte, due soltanto; e che musica, quale estensione, e risorse e variazioni. L'inchiostro evoca la materia assunta, le rocce, solide, porose, le lamiere, le muffe, le ruggini, i vuoti avernali che si ingorgano di neri piranesiani. Leggerezza e solidità si coniugano, linee, assolutamente inventate, si intrecciano a schemi geometrici; le regole saltano come pesci sul foglio magato"
(Alberico Sala - 1979 - Associazione Culturale Trifoglio)

E' certo che nel disegno di Luca Crippa, nella sua pratica ostinata e infaticabile,si può leggere un mondo notturno che trova visibilità, un "teatro" di fantasmi che si danno convegno sulla carta lasciando l'artista spossato ma felice alle soglie del giorno, con le stigmate dolenti del suo estro. "Libero sogno per le vie della memoria e dei sensi", il disegno incarna per Luca, più ancora di ogni altra tecnica, il linguaggio esteso dell'invenzione, il veicolo attraverso cui il sogno, le maschere e le ossessioni del suo teatro intimo, vengono alla luce. Il disegno fa registrare una lenta, progressiva evoluzione, che dagli inchiostri e chine degli anni '40 e '50, caratterizzati da compatto equilibrio compositivo nel gioco sapientemente modulato di bianchi e neri, passa progressivamente ad una evidenziazione sempre più marcata delle linee di tensione di immagini sempre più disinvolte nella loro fisicità ("Ricordo di Delos", "Ricordo d'infanzia", chine degli anni '60) , per approdare finalmente alla leggerezza felice del segno delle tavole più recenti, dalle "Macchine volanti", alle "Geologie" formicolanti di oggetti e relitti, di "Giochi d'infanzia", tramati di luminosa malinconia, fino ai tanti "Motivi" tutti brividi e sorrisi d'acqua di anni a noi vicini (non ultimi quelli che impreziosiscono la raccolta poetica Sottile incanto di Carla Porta Musa, pubblicata a Como nel 1997). Nelle opere degli ultimi anni quello che colpisce è la pienamente raggiunta capacità di liberare l'immagine da quanto di compatto e ieratico avevano le opere del '40 e '50, quel tanto di influenza del cubismo e dell'espressionismo astratto, che conferivano all'insieme un'impressione di claustrofobia chiusura. Finalmente liberate da ogni obbligo rappresentativo, le immagini rivelavano una libertà nuova: la mano s'avventura in un racconto fragilissimo come una trina o una luminosa tela di ragno, un racconto che si scrive e si disegna senza itinerari precostituiti, sui ritmi di umori continuamente cangianti come un capriccioso vento di primavera.




Trappola della malinconia,1985



Grafica
"...Vastissima è l'opera incisoria e ad alto livello tecnico, ivi compresi gli Ex-Libris: ogni foglio è luogo preciso di un avvenimento, di un gioco e di un'azione, di un ritrovamento e di una sublimazione. ..."
(Alberto Crespi, novembre 1994)












Il ventaglio, di Goldoni, 1971

Scene e Costumi
"Il guaio è che Luca Crippa è anche un eccellente scenografo e costumista. Ho memoria della lieta petulanza fiorita di un suo delizioso "Elisir d'amore" televisivo, fiaba agreste tutta grazia paesana, una sorte di "arte povera" passata al filtro di un divertito spirito "naif" ..."
(Carlo Terron, "I tre teatri di Luca Crippa", Agosto 1969)
Scenografo e costumista tra i migliori, ideò scene e costumi per oltre trecento spettacoli nei maggiori teatri italiani e stranieri tra cui: i Teatri San Carlo e Reale di Corte a Napoli, Carlo Felice di Genova, Teatro Comunale di Bologna, per il Teatro del Casinò di San Remo, La Pergola di Firenze, il Teatro Verdi di Trieste, il Piccolo Teatro di Bolzano, la Fenice di Venezia, l'Opéra e il Lutéce di Parigi e i teatri milanesi Piccolo Teatro e Piccola Scala. Ideò scenografie e costumi per numerose opere liriche tra cui "Le nozze di Figaro" di Mozart (Teatro San Carlo di Napoli), "La locandiera" di Paisiello (Teatro Reale di Corte di Napoli), "Il giovedì grasso" di Donizetti (Piccola Scala di Milano), "Il ventaglio" di Goldoni (Teatro San Babila di Milano), "Don Chisciotte" di Paisiello(Teatro Reale di Corte di Napoli). Da ricordare inoltre il progetto delle scene e dei costumi per la messa in scena del "Macbeth" di Shakespeare, con cui nel 1952 vengono ufficialmente inaugurate le trasmissioni della RAI Radio Televisione Italiana e la realizzazione de "i siparietti" sia della prima, sia delle successive edizioni di Carosello.